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G. A. Cavellini (GAC)


Guglielmo Achille Cavellini (1914-1990) inizia la sua attività nel mondo dell'arte come collezionista, nel 1946. La sua collezione, che si basava inizialmente su una vasta selezione di arte astratta italiana e europea, divenne presto così importante da essere esposta nel 1957 alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma e in numerosi altri musei in Europa.

 
Alcune opere dalla collezione Cavellini. Da sinistra:
Vedova (1953), Hartung (1951), Burri (1955), Warhol (1975)

Nel 1960 GAC si concentra sulla sua produzione artistica e per tutto il decennio incentra la sua ricerca sull'uso di materiali diversi e sulla reinterpretazione del lavoro dei maggiori artisti contemporanei.

 
Alcuni dei lavori di Cavellini. Da sinistra:
Lamiera e trenino (1965), Omaggio a Morandi (1969),
Proposta n. 23. Opera di Kandinsky sezionata da Cavellini (1970)

Nel 1970 inventa il termine Autostoricizzazione e da quel momento inizia un lungo lavoro di autopromozione concettuale, cercando di surrogare il ruolo della critica e del mercato e, in questo modo, mettendo a fuoco, spesso ironicamente, il funzionamento e i meccanismi del sistema dell'arte. Esempi particolarmente interessanti di questa fase comprendono gli Stendardi all'entrata dei musei, gli Autoritratti, i Francobolli, gli Autoadesivi le Cartoline postali, i Manifesti delle mostre che i più esclusivi musei del mondo avrebbero dedicato a Cavellini per la celebrazione del suo centenario, la pagina dell'Enciclopedia, dove la sua biografia veniva riscritta in modo ironico e surreale.


Alcuni dei lavori sulla Autostoricizzazione. Da sinistra: Manifesto del Museum of Modern Art (1971), Stendardo (1972), Autoritratto (1985)


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